In ricordo di Isabella Eller Vainicher Conti (2)

In ricordo di Isabella Eller Vainicher Conti (2) segue Fu probabilmente perché si era reso conto delle grandi doti organizzative e soprattutto della sua forte volontà che il Governatore inglese le chiese di riorganizzare il sistema scolastico eoliano. Lo studio approfondito della situazione e delle esigenze della popolazione studentesca delle Isole, la portò a richiedere subito la soppressione dell’esistente Scuola di Avviamento Professionale e la creazione di una Scuola Media e di un Istituto Tecnico Commerciale, che lo stesso Governatore istituiva con Decreto A.M.G.O.T. il 1 dicembre del 1943 e l’8 febbraio 1946 ne otteneva la Regificazione come Sezione staccata dell’Istituto “Jaci” di Messina. Nel 1948, poi questo Istituto otterrà la qualifica di Istituto Tecnico Commerciale statale ad indirizzo amministrativo e per Geometri. “Inenarrabili le avventure di quegli anni per ottenere il riconoscimento legale da parte del Governo Italiano al nuovo Istituto. …Con zaino in spalla e mezzi di fortuna – la ricorda don Alfredo Adornato -, traversava il tratto di mare Lipari-Milazzo con barche a remi per 18 ore e per 13-14 volte. Utilizzando i permessi AMGOT faceva anche da corriere ai carabinieri e riusciva ad unirsi anche ai carabinieri per traversare lo stretto di Messina e raggiungere Salerno, sede del Governo provvisorio, quando ancora si combatteva a Cassino”. Viaggiava in terza classe, dormiva su una panchina di legno nelle stazioni, mangiava un panino nelle sale d'aspetto delle stazioni. “Il Colonnello Jeo , meravigliato di tanto coraggio e di tanta forza d’animo, ebbe a chiederla un giorno :”Ma dove trova la forza e l'energia per superare tante fatiche?” Ed ella riecheggiando la pagina evangelica, rispondeva “..Come fanno gli uccelli del cielo?..” fu la sua risposta. “Se in Italia – concluse il Governatore – molti fossero come lei, ben presto questo paese diventerebbe una grande nazione”. Una importante stazione archeologica Nel 1946 metterà piede nelle Eolie per la prima volta un personaggio di grande levatura scientifica e culturale che porterà le Eolie alla ribalta del mondo con il loro immenso tesoro archeologico. Ma prima di Luigi Bernabò Brea a Lipari vi erano stati anche altri archeologi e di reperti archeologici avevano parlato numerosi viaggiatori.(omissis, per il testo integrale si veda il libro “Navigando nella storia delle Eolie” o si consulti il sito www.archiviostoricoeoliano.it). Luigi Bernabò Brea mette piede nelle Isole Eolie nel 1946 che, dagli anni immediatamente successivi, divengono il centro dei suoi interessi scientifici; vi inizia con la collaborazione preziosissima di Madelene Cavalier, uno straordinario lavoro di scavi sistematici; ricostruisce la storia dell'antropizzazione dell'arcipelago dal neolitico fino all'età romana con una chiarezza, una puntualità che portano immediatamente i risultati delle sue scoperte ad essere paradigma imprescindibile per la conoscenza e lo studio delle civiltà preistoriche e protostoriche di tutto il Mediterraneo centrale. Le ricerche condotte con le tecniche stratigrafiche e il bagaglio di conoscenze di cui Bernabò Brea aveva fatto tesoro, vengono seguite da pubblicazioni: i materiali vengono subito ordinati e classificati, si inizia un gigantesco lavoro di trasformazione del Castello di Lipari che, circondato dalle monumentali opere di fortificazione cinquecentesche, ospitava la Cattedrale, l'antico palazzo del Vescovi, altre chiese e gli edifici che, fra i due conflitti mondiali, costituiscono la sede della colonia di confino politico. Bernabò Brea a questo proposito si trovò, in qualche modo la strada aperta, perché nel 1947 era stato creato, proprio al Castello, nel vecchio palazzo dei vescovi, un Antiquarium. Promotrice ne era stata Isabella Conti. La professoressa aveva frugato fra le case della città e della campagna in cerca di ogni tipo di reperti che si conservassero in privato e si era accordata con mons. Bernardino Re, anch'egli un collezionista di pezzi recuperati nei terreni della Mensa, e si era ingegnata a catalogare e inventariare ogni oggetto. Occorreva una sede per fare una sorta di mostra permanente di questi reperti. Bussò a tante porte: Prefettura, Ministero degli Interni, Ministero dell'Istruzione. Ma nessuno le dava risposte. Così un bel giorno decise di salire al castello di forzare una porta del plesso che era stato destinato al confino e lì organizzò la sua mostra. Il Castello, col palazzo vescovile che Bernabò Brea riesce a restaurare, diventa il nucleo principale di quella che sarà la più importante realizzazione museale siciliana in campo preistorico, ma soprattutto esempio impareggiabile di organizzazione espositiva, di perfetta tenuta dei depositi e dei laboratori. Questo Museo dal 1960 è in continuo processo di ampliamento e miglioramento. Infatti se si pensa alle opere realizzate per l'importantissimo padiglione dedicato alla vulcanologia, a quelle riguardanti il padiglione ristrutturato delle isole minori, e infine ai lavori per il completo rifacimento del padiglione n. 2, si ha l'idea di ciò che oggi rappresenta per l'archeologia non soltanto siciliana, questa istituzione museale, ma soprattutto dell'enorme insegnamento che è per tutti coloro che creano e gestiscono musei. (omissis…). SEGUE

a cura di Peppe Paino

Data notizia: 24/03/2013

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