In ricordo di Isabella Eller Vainicher Conti (1)

In ricordo di Isabella Eller Vainicher Conti (1) Lettera aperta alla Preside, agli insegnanti ed agli studenti dell’Istituto Isabella Eller Vainicher Conti della prof.ssa Caterina Conti in occasione del 35° anniversario della morte della madre Isabella a cui la scuola è dedicata. Carissima preside, cari colleghi, carissimi ragazzi , grazie alla disponibilità dell’autore dott.Michele Giacomantonio ho pensato , in occasione del 35° anniversario della morte di mia madre, di far mettere in rete il capitolo del suo libro “Navigando nella storia delle Eolie”(Pungitopo Editore, 2010) dedicato alla Prof.ssa e Preside Isabella Eller Conti Vainicher con alcuni miei contributi integrativi. Il Governatorato inglese La guerra era ormai agli sgoccioli. La notte fra il 9 e il 10 luglio 1943 le truppe alleate sbarcano nei pressi di Gela e cominciano a dilagare per la Sicilia. Palermo fu occupata il 22 luglio ed il 3 agosto gli americani entrarono a Catania. Il 17 agosto, martedì, capitolò Messina e lo stesso giorno, alle 12 e 30, gli inglesi sbarcarono a Lipari con tre mass ed un cacciatorpediniere che operava nei dintorni. Scesero a terra ufficiali, marinai ma anche dei siciliani che si erano trasferiti in America da vari anni. “Alla vigilia dello sbarco – racconta Renato De Pasquale - , ormai ritenuto imminente, ansia e paura si diffusero tra la gente, nella convinzione peraltro che il nemico avrebbe fatto razzìa di tutto. E così furono parecchi coloro che si preoccuparono di nascondere o addirittura sotterrare denaro, preziosi, argento e quant’altro si riteneva opportuno fare scomparire. Ma poi la paura si mostrò infondata. La truppa da sbarco era composta da un capitano e pochi soldati. La popolazione fu semplicemente invitata a denunciare e depositare presso i Carabinieri ogni tipo di arma posseduta. E così in caserma vennero ammassati vecchi fucili, revolver, sciabole. Più cimeli che vere armi”. A dire il vero un’azione di saccheggio ci fu ma fu opera di liparesi che pensavano sia di approfittare della confusione sia di acquisire meriti verso gli occupanti. Non mancarono i fatti folkloristici. Così un maresciallo della polizia salì sulla gip degli inglesi e invitava i locali a festeggiare, mentre la guardia del semaforo mise la divisa americana e scese al porto di Lipari ad accogliere i vincitori. Fra la gente che assisteva ci fu anche chi gridò “Abbasso l’Italia viva l’America”. Il colonnello Jeo giunse il 24 agosto e prese possesso del Municipio assumendo i pieni poteri e governando per circa nove mesi sino al 12 maggio del 1944 quando lasciò l’isola. Ma ancora prima il 23 agosto egli ebbe a conoscere la determinazione degli eoliani quando un motoveliero ruppe il divieto di navigazione senza autorizzazione e si recò a Milazzo al comando alleato per chiedere i viveri per una popolazione ridotta allo stremo e sul bastimento c’erano tutte le autorità dell’arcipelago. Era stato il signor Salvatore Bonica ad avere l’idea. La gente era affamata ed a Lipari non c’era più niente da mangiare. Andò da mons. Re e chiese il suo aiuto. Bisognava approntare un mezzo di trasporto ed andare direttamente al comando. Non occorsero molte parole per convincere il vescovo che chiamato un giovane seminarista, Alfredo Adornato, per farsi accompagnare, andarono prima dal dott. Ugo Sclafani che era il commissario prefettizio al Comune e poi dal comandante del Rolando, il capitano Francesco Piluso. “E se quella pattuglia di inglesi che sono arrivati pochi giorni fa, ci fermano?”, chiese il Piluso. “Isseremo sul pennone del Rolando la bandiera pontificia “ disse il vescovo e fece cenno al Bonica che l’aveva ripiegata in un pacchetto che portava gelosamente sotto il braccio. E così con la bandiera in testa portata dal Bonica e poi il Vescovo, il Commissario, don Adornato e il capitano Piluso il piccolo drappello andò al porto dove era ormeggiato il Rolando. Ed il veliero prese la rotta verso Milazzo con la bandiera sul pennone e sulla tolda disegnato il simbolo della Croce Rossa. A Milazzo furono accolti con rispetto ma fu anche detto loro che un carico di viveri per le Eolie era già stato disposto e sarebbe arrivato il giorno dopo con le navi che accompagnavano il governatore Jeo. Un viaggio inutile? Assolutamente no. A Milazzo ci sono cinquanta soldati eoliani che da mesi cercano di tornare alle loro isole e non trovano un mezzo di trasporto. Loro interlocutrice si fa una professoressa napoletana che ha sposato un’eoliano e dopo mesi e mesi che non lo vedeva lo ha ritrovato fra questa schiera di reduci dispersi. Una parte di questi reduci aveva fatto come punto di raccolta la casa, dove la professoressa Conti da un oltre un mese, era stata ospitata dal nostromo Bartolo Casamento, con i figli Caterina e Giovanni. Tra l’altro tra questi reduci, vi era lo straordinario prof. Nicola Monteleone, che aveva con sé il primo antibiotico, la penicillina, che usò per persone che ne avevano bisogno. “Eccellenza, - dice la professoressa Conti rivolgendosi a mons. Re – sono cinquanta giovani che non aspettano altro che tornare alle loro famiglie. Se ci fosse posto a bordo…”. Il posto c’era ed il Vescovo fu ben felice di accoglierli sul Rolando. Saliti a bordo, questi giovani se ne stavano sul ponte, uno a fianco all'altro, muti, increduli che il calvario era veramente finito. Ed era proprio la professoressa Conti che faceva la spola da uno all'altro rincuorando, esortando. Il giorno dopo, 24 agosto, poco prima che in Cattedrale si desse inizio alla messa pontificale si sentirono dei colpi di cannone e subito dopo arrivarono con la notizia che una nave inglese stava entrando nel porto. Mons. Re capì subito che si trattava della nave con i viveri e rimandando di un’ora la messa solenne, scese al porto con la gente per accogliere le tanto attese vettovaglie. “Il periodo del governatorato – a parte alcune assurde carcerazioni di nostri concittadini, forse vittime di qualche delazione – pur potendo essere considerato – osserva Renato De Pasquale - senza infamia e senza lode, fu sempre un periodo di umiliazione che la sconfitta ci costrinse a subire”. Comunque alcune cose positive vanno ascritte a questo Governatorato nei pochi mesi che governò. L’aver tracciata la strada Canneto – Acquacalda che era una antica aspirazione e aver pensato a rimettere ordine nel sistema scolastico eoliano. Per la scuola, nell’ottobre 1943, il col. Jeo chiede la collaborazione della professoressa Isabella Eller Vainicher Conti . Napoletana di famiglia e di nascita, fin dal 1933, dopo che si era sposata con Riccardo Conti, la professoressa si era trasferita a Vulcano dove aveva creato la prima scuola elementare dell’isola, una scuola sussidiaria privata per i figli dei coloni, diretta e sostenuta solo da lei. “ Pensò essa stessa – scrive Giuseppe Iacolino– più tardi ad assicurare organicità a quella scuola e la necessaria continuità nel tempo affrontando la sua prima battaglia con i vertici della Provincia e coi ministeri”. segue

a cura di Peppe Paino

Data notizia: 24/03/2013

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