Il Marsili, la risorsa mineraria per il futuro

Il Marsili, la risorsa mineraria per il futuro

 

Nel Tirreno meridionale è situato il vulcano sottomarino più grande d’Europa: il Marsili. Localizzato a circa 80 km dalle Isole Eolie, si estende per 70 km di lunghezza e trenta di larghezza (più grande dell’Etna dunque). Il vulcano si eleva per oltre 3000 metri dalle profondità del Tirreno, ma il suo cratere sommitale rimane a 520 metri dal livello dell’acqua. Il vulcano dovrebbe essersi formato circa un milione di anni fa, per una risalita del magma dal basso verso l’alto, così come le sue sette isole sorelle, le Eolie. L'età d'inizio dell'attività vulcanica del Marsili è comunque inferiore a 200 000 anni. Il Marsili è un vulcano addormentato ancora in attività, e anche se in questo momento non ci sono eruzioni, ha il potenziale per scatenarne ancora. Numerosi organi hanno avviato studi sul vulcano a partire dalla fine degli anni ’90. Gli studi hanno delineato una struttura lineare caratterizzata da un vulcano principale posto al centro e più di venti piccoli coni vulcanici secondari situati sui fianchi. Una grande regione della sommità del Marsili risulta costituita da rocce di bassa densità, indebolite da fenomeni di alterazione idrotermale; ciò potrebbe determinare dei crolli potenzialmente pericolosi. Il cedimento delle pareti, infatti, muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un'onda di grande potenza. Tuttavia, seppur considerato da molti una minaccia per le coste meridionali, altri considerano il Marsili una risorsa mineraria per il futuro. Una società marchigiana specializzata in ingegneria naturalistica, la Eurobuilding S.p.a., ha avviato dal 2005 il “Marsili Project”. L’obiettivo è produrre energia elettrica sfruttando il campo geotermico formato all’interno del Marsili. Con una perforazione sarebbe possibile estrarre dal vulcano vapore caldissimo e a media pressione. L’acqua marina, che si infiltra attraverso le zone periferiche del vulcano, incontrando il magma posto al centro, viene portata a una temperatura di circa 400 gradi. A questa temperatura l’acqua comincia la sua risalita verso la vetta, dove la sua fuoriuscita è bloccata da un tappo di sedimenti impermeabili. Viene cioè sottoposta a pressioni superiori a 200 bar. Il meccanismo è quello di una gigantesca pentola a pressione. L’energia elettrica prodotta sarebbe verosimilmente paragonabile a quella generata dalle più grandi centrali geotermiche mondiali o a impianti nucleari di media taglia.
Alla società è stato conferito il permesso di ricerca nel 2009, ma il progetto non è ancora stato attuato. Chiaramente, se in un prossimo futuro venisse realizzato, comporterebbe innumerevoli rischi.  Ricordiamo che le pareti del vulcano si sono indebolite nel corso dei secoli ed eventuali perforazioni potrebbero aumentare il rischio di cedimento delle pareti.

di Caterina Saltalamacchia



Data notizia: 29/01/2015

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Marsili - risorsa mineraria - futuro - vulcano - eruzione -



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