Spiagge "blu"...catrame

Spiagge "blu"...catrame Lipari- Sono spiagge dove sventolano , da quest’anno, in più punti, le bandiere blu del Fee. Ma il riconoscimento e la pubblicità, da soli, non le tutelano e occorre prendere dei seri provvedimenti per mare e per terra. Mercoledì scorso e in parte anche ieri, tutto l’affollatissimo litorale di Canneto è stato invaso da catrame. Turisti dopo aver fatto, per come possibile il bagno anche tra buste di plastica ed essersi sdraiati al sole, o dopo essersi seduti in riva al mare, si sono ritrovati, tra non poche imprecazioni, con parti del corpo, costumi e teli macchiati. Irrimediabilmente. Inutile strofinare olio e pietra pomice, almeno nei tessuti, anche quelli sintetici. Danneggiati anche i gestori dei lidi che curano minuziosamente i tratti in concessione ai quali è toccato raccogliere gli sfoghi dei loro clienti. Il sospetto è caduto sul lavaggio delle stive della solita petroliera in transito al largo dell’arcipelago: ma tutto è chiaramente da dimostrare , possibilmente, con il supporto della moderna tecnologia che permetterebbe di individuare i responsabili. E’ comunque agosto e le autorità devono fare ben attenzione. In un territorio di sette isole come quello eoliano, non è facile. Se la petroliera può essere un sospetto per quanto riguarda il catrame, la massiccia presenza e la navigazione di imbarcazioni di ogni tipo in questo periodo è un dato di fatto. E a terra , oltre all’immancabile schiuma, inizia ad arrivare di tutto, soprattutto di domenica sera. Da anni si invoca l’area marina protetta. La chiedono fortemente, ad esempio, i diving, operatori turistici di questi meravigliosi fondali, resi , purtroppo torbidi dal traffico selvaggio di yacht e natanti vari. Se ne riparlerà, tanto per elencare un argomento, nella prossima campagna elettorale. Per quanto riguarda i provvedimenti via terra è invece una questione di scelte amministrative. Nei giorni scorsi Canneto, è stata violentata da un piccolo esercito di ambulanti per la tradizionale festa di San Cristoforo, evidentemente sempre meno religiosa e più commerciale, votata alla vendita di mutande, pentole e di prodotti elettrici ed elettronici senza marchio CE sequestrati dalla Finanza. Tra il “suk” di un nutrito gruppo di extracomunitari e il mercato dei venditori provenienti dalla provincia mancavano, come ogni anno, a due passi dalle spiagge, i bagni pubblici.

, a cura di Peppe Paino

Data notizia: 05/08/2011

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