Manufatti lignei nelle chiese di Lipari fra Seicento e Ottocento

Manufatti lignei nelle chiese di Lipari fra Seicento e Ottocento

Dalla seconda metà del sedicesimo secolo, anche Lipari fu investita da un generale clima di rinnovamento religioso alimentato dallo spirito del Concilio di Trento, tenutosi dal 1544 al 1563, e della Controriforma. Un contributo fondamentale fu dato anche dagli ordini religiosi che introdussero nella città nuovi culti, come quelli legati ai santi; Ignazio di Loyola e la mistica Teresa d’Avila, ma  soprattutto alla Vergine Maria e l’Immacolata concezione, alla quale si dedicarono chiese e cappelle. Il sorgere poi di confraternite, da quella dell’Addolorata e di San Bartolomeo, incrementò il desiderio di rendere sempre più sfarzose le rispettive chiese di appartenenza.
Si commissionarono molteplici oggetti d’arte in: legno, argento, marmo policromo e grandi dipinti su tela o ad affresco, come testimoniano quelli della cattedrale. Nello specifico, l’uso del legno fu prediletto per la realizzazione di cantorie, reliquiari,organi,pulpiti e altari  barocchi.  Tali opere sono nella maggior parte dei casi provenienti o influenzate della cultura artistica napoletana, il contributo delle maestranze siciliane sembra potersi rintracciare nella realizzazione dei grandi armadi da sagrestia o degli altari.  Di fattura napoletana sono, ad esempio, gli organi delle chiese dell’Immacolata e dell’Annunziata, edificio quest’ultimo in cui è anche conservato un pregevole mobile stile rocailles. Nella chiesa dell’Addolorata si conservano altari lignei databili tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento, che presentano soluzioni ornamentali di gusto tardo barocco. Sempre sotto l’influsso delle proposte controriformiste va annoverata la commissione di molteplici reliquiari lignei o in argento. I busti della cattedrale di Lipari, ad esempio, denotano affinità con le più celebri opere di scultori napoletani, si citi ad esempio: Aniello Stellato e Giovan Battista Gallone, il primo è autore dei busti della chiesa di San Leone a Saracena, il secondo  realizzò alcuni fra i più raffinati busti reliquario per la chiesa del Gesù Nuovo di Napoli. Alla luce di queste considerazioni stilistiche, si può pensare che i busti di Lipari risalgano alla metà del Seicento e che forse furono realizzati in seguito al ritrovamento di alcune reliquie, avvenuta nel 1592. Tale notizia sarebbe avallata dalla relazione scritta da mons. Francesco Arata nel 1681. Egli cita, infatti, una cassetta murata nella cappella del  SS. Sacramento in cattedrale, in cui le reliquie erano riposte, e  indica la presenza di alcuni busti reliquiario ai quali, ai tempi della sua relazione, erano state tolte le suddette reliquie per timore di disperderle. 
Nuovi interventi interessarono la cattedrale agli albori del Settecento, probabilmente sono di questo periodo gli stalli lignei del coro, oggi situati nella cappella del transetto sinistro della cattedrale, che denotano un’accesa fantasia nel variare espressivo delle testine dei braccioli, e gli stalli corali presenti all’interno della sagrestia, la cui decorazione si contraddistingue per un particolare intreccio di motivi fitomorfi. Del 1728 è l’altare di San Bartolomeo ricco d’intagli e dorature.

La sagrestia stessa fu munita di un elegante casserizio e nell’ambito del coro fece la sua comparsa, il prezioso organetto realizzato dall’eoliano Emanuele Bongiorno, di cui porta la firma. Di tutta risposta i frati Minori Osservanti e i Cappuccini ricorsero talvolta a maestranze esterne, come dimostrano le tele della chiesa di Sant’ Antonio, realizzate da Giovanni Tuccari, noto pittore messinese, o gli altari lignei della chiesa dei Cappuccini costruiti nel 1681 dal maestro Giuseppe detto il Napolitano, sostituiti con quelli attuali. La statuaria lignea vanta, inoltre, la presenza di manufatti di un certo pregio, come i simulacri firmati da Giuseppe Sarno e Francesco di Nardo noti scultori napoletani del Settecento. Al primo è da riferirsi un’Immacolata Concezione, conservata nella nicchia dell’altare maggiore dell’omonima chiesa, mentre di Francesco di Nardo, noto scultore presepiale, è una Pietà, nella chiesa di Santa Lucia. Il fenomeno della circolazione della scultura lignea campana interessò varie aree del Mediterraneo, come Spagna, Puglia, Sardegna e naturalmente Sicilia e isole minori, e continuò fino al pieno Ottocento come è stato messo in luce anche da recenti studi storico artistici. 

di Melissa Prota



Data notizia: 10/12/2014

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