DALI' UN UN ARTISTA UN GENIO

DALI' UN UN ARTISTA UN GENIO Ricca, interessante e da non perdere la retrospettiva dedicata al genio di Salvador Dalì, al Complesso del Vittoriano fino al 1° luglio. Dopo sessanta anni, finalmente torna Dalì - con tutti gli onori che merita - protagonista di una mostra importante. Sicuramente uno tra gli artisti più celebri e affascinanti di tutti i tempi, eccentrico e provocatore, fedele a sé stesso e visionario. Con l’Italia, e con la nostra arte, aveva un rapporto intenso, che viene oggi analizzato per la prima volta. In mostra sono esposti oli, disegni, documenti, fotografie, filmati, lettere e oggetti per raccontare la sua pittura intrisa di sogni, incubi e ossessioni, alla continua ricerca di quel meraviglioso che è la somma del movimento surrealista. Le opere d’arte e la foga creativa di Dalì non può prescindere dalla sua esistenza, con una vita quotidiana essa stessa opera d’arte. Basti pensare alla casa di Cadaques, dove viveva con la compagna e musa Gala, sulla Costa Brava. Il percorso espositivo ripercorre tutti questi aspetti. E Dalì viene letto come uomo, artista e personaggio. L’esposizione è “scandita dal volto, dalla voce, dalle apparizioni di questo surrealista totale che già negli anni Trenta aveva capito l’importanza della cultura di massa, anticipando di gran lunga l’atteggiamento di Andy Warhol, il fare di se stesso l’oggetto stesso di una grande, interminabile opera d’arte”. Il confronto con i maestri del passato, soprattutto con quelli, insuperati, del Rinascimento italiano, e' infatti alla radice della sua poetica. Un dialogo costante che, lontano dall'emulazione, si tinge di scontro, sfida, lotta e competizione alla pari. Dali' vuole ardentemente essere Raffaello o Michelangelo, arriva ad inserire perfino il suo nome in un foglio autografo - in mostra - dove valuta stile, colore, invenzione e disegno dei giganti dell'arte antica. A documentare questa tensione, ecco un'opera degli esordi che e' proprio il giovanile Autoritratto con il collo di Raffaello del 1921, in cui l'artista rivela fin da subito il suo desiderio di identificazione con il Divin Pittore. E non manca la sua rivisitazione di Michelangelo, che invece chiude la rassegna. Immagini ispirate alla Pietà vaticana e al Giorno e la Notte delle Cappelle Medicee a Firenze mostrano come per il pittore spagnolo guardare all'antico non abbia significato fare a meno del proprio lato visionario. In mezzo ai due grandi del passato, scorre il mondo onirico, inquietante e suggestivo di Dali'. Dopo la fase divisionista e realista, arriva l'incontro con Picasso e il cubismo, ma soprattutto con Gala, sua compagna di vita, e il surrealismo, documentato da una sequenza di capolavori. Tornando al rapporto con l'Italia…lo stesso non ha riguardato solo l'arte classica. Dali' entra in stretto contatto con l'intera produzione culturale italiana del '900. Non solo i Valori plastici di de Chirico, ma anche l'interscambio con artisti come Visconti o Fellini o Anna Magnani, con cui sogna di fare un film. In mostra c'e' perfino la Vespa della Piaggio su cui Dali' interviene nel 1962: lo scooter, infatti,è stato ribattezzato Dulcinea come la donna amata da Don Chisciotte, una delle molte ossessioni del visionario Dali'. Tanto Dalì, uomo, artista e genio in una mostra da non perdere.

a cura di Daniela Bruzzone

Data notizia: 15/03/2012

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