Le donne pescatrici dimenticate dagli isolani

Le donne pescatrici dimenticate dagli isolani "Donne di Mare", edizioni Pungitopo, è il nuovo libro di Macrina Marilena Maffei, antropologa e amante delle Eolie che da molti anni raccoglie i patrimoni narrativi radicati nell’oralità popolare dell’Italia centro meridionale e delle Isole. Proponiamo il libro nel giorno della festa delle donna perchè racconta una storia particolare. Quella delle donne delle Isole, come racconta l'autrice, che sino alla prima metà del Novecento hanno avuto la capacità, l’audacia e la forza di svolgere ruoli considerati da sempre solo maschili: andare per mare, pescare, remare. Le loro vite rivelano la falsità di un modello patriarcale che in Italia, in Europa e nel Mediterraneo dai tempi più antichi assegna alla donna la terra e lascia al maschio il dominio sul mare. Chi erano le pescatrici delle isole? Le conosciamo attraverso le loro testimonianze, la narrazione delle loro vite. Vite individuali, implicate tuttavia nella storia collettiva dei luoghi. Oggi che quel mondo è scomparso, che tutto è cambiato, che le pescatrici e le donne di mare sono uscite di scena dopo aver assolto tutti gli obblighi imposti dalla famiglia e dalla comunità, pagando sovente costi personali elevatissimi, la loro storia rischia di essere definitivamente cancellata dalla memoria collettiva. Ma quale storia si va perdendo? Quella di donne che hanno remato di giorno e di notte, che hanno varato le barche, tirato le reti, salpato le nasse e trascinato le barche a secco. Donne che hanno navigato lontano per vendere il loro pescato, che hanno curato la famiglia, lavato i panni, cucinato. Donne che hanno generato i figli e li hanno allevati. E talvolta a qualcuna di loro é successo di partorirli sulle spiagge, a molte di allattarli sulle barche sballottolate dalle onde. Sino ad oggi tali donne sono state pressoché dimenticate, questo libro nasce con la finalità di strapparle dal mondo della trasparenza. Dimenticarle significherebbe infatti perdere per sempre anche un patrimonio di conoscenze e valori, unico e irripetibile, che oggi appartiene a tutti gli isolani. Significherebbe altresì perdere il senso vero e profondo dei luoghi. Quel valore aggiunto che deriva loro nel tempo dall’essere abitati, usati, percepiti, evocati dagli abitanti. Qual è il senso simbolico di un molo, di una caletta, di un porticciolo se svanisce l’immagine delle donne con le schiene curve e le mani strette sui remi che si allontanavano dalle isole nelle loro barche? Se si dissolve la scena delle pescatrici che spossate dalla stanchezza sbarcavano a terra, spesso inzuppate d’acqua in abiti del tutto inadatti alla vita sul mare, e a piedi scalzi correvano a casa ad occuparsi della famiglia? Donne che hanno imparato a dare il nome ai venti, a misurare in miglia la distanza dalle loro case e a leggere le ore nelle stelle….

a cura di Peppe Paino

Data notizia: 08/03/2013

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